giovedì 5 aprile 2012

Dopo un Master è più facile trovare lavoro?


In un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando, dove ogni giorno i giovani hanno più difficoltà a trovare lavoro, mi è sembrato interessante l'articolo pubblicato su Tesionline, del quale riporto qui alcuni stralci (tutto l'articolo QUI). 
L'articolo deriva da un sondaggio online che la fondazione ISTUD, "la più antica business school privata italiana con sede a Stresa, sul Lago Maggiore, fondata nel 1970 per iniziativa di Assolombarda e di un gruppo di grandi aziende italiane e multinazionali (fra cui Pirelli, Olivetti, IBM, SMI)", ha fatto rivolgendosi "direttamente ai suoi ex studenti dei Master in Risorse Umane, Marketing Management e del programma per laureati in materie scientifiche Scienziati in azienda - ora manager nelle diverse funzioni in imprese nazionali e multinazionali di medie e grandi dimensioni". 

Al sondaggio hanno risposto in 214 e risultati sono i seguenti: 
- "a tre anni dal conseguimento del diploma, il 97% di loro ha un'occupazione"
- "il 78% è assunto a tempo indeterminato"
- "il 10% ha invece un contratto a tempo determinato"
- "il 39% guadagna in media tra i 1500 e i 2000 euro al mese"
- "il 23% tra i 2000 e 3000 euro netti"
- "il 9% oltre i 3000 euro netti mensili"
Inoltre, altro dato molto importante, come sottolinea l'articolo, "l'81% degli interpellati è infatti contento della propria occupazione". 
Alla base di questi risultati c'è l'accettazione da parte dei giovani della "flessibilità", vale a dire la disponibilità a cambiare diverse aziende per ottenere una più completa formazione ed esperienza lavorativa. 
I dati sono, comunque, piuttosto rassicuranti, o per lo meno possono permettere a molti giovani laureati di vedere uno spiraglio di luce in fondo ad un buio tunnel che sembra infinito. 
Come conclude l'articolo stesso, infatti, "l'indagine conferma come un Master qualificato possa essere una reale porta d'ingresso per il mondo del lavoro per i giovani". 

L'unica cosa che mi lascia perplessa o che comunque, a mio avviso, oscura un pò questa felice visione, sono gli elevati costi dei Master. Ecco alcuni esempi concreti, tratti dal sito ISTUD:  12.000 € (esente iva) il Master in Risorse Umane e Organizzazione; 12.500 € (+ IVA) il Master in Marketing Management. 
D'altronde, come dice anche l'articolo, è un Master QUALIFICATO che ti permette di avere maggiori possibilità lavorative e i costi sono simili a questi anche quelli proposti in altre città e da altre scuole. 
Ma, oggi come oggi, per molti giovani che hanno conseguito una laurea, quindi loro e/o le loro famiglie hanno già dovuto sostenere le tasse universitarie, i costi dei Master purtroppo sono poco accessibili




martedì 6 marzo 2012

Panariello e lo spettacolo che...non esiste


(fonte immagine: Kataweb tvzap)

Ieri sera, Giorgio Panariello è tornato sul grande schermo con il suo "nuovo" programma: Panariello non esiste.

Accompagnato dalla cantante Nina Zilli, ha portato su Canale 5 un programma dagli ingredienti non molto nuovi.
Dopo un duetto con la cantante per ricordare Lucio Dalla, con la canzone Anna e Marco, Panariello ha cominciato a fare battute alle quale lo stesso pubblico in studio sembrava faticare a ridere...e non perchè fossero difficili da capire, anzi. 
Iniziando a parlare di "attualità", ha come si suol dire "aperto i musei", facendo battute sul vecchio governo Berlusconi, sul governo tecnico Monti e su fatti di cronaca come le morti di Yara Gambirasio, Sarah Scazzi e persino la vicenda di Amanda Knox...
Inoltre, si è lasciato andare a battute non troppo felici sul tragico incidente della Costa Concordia, del tipo "per una moldava si picchian le navi contro gli scogli", perchè "quella roba lì continua a tirare più di un carro di buoi"...

Ospiti piacevoli sono stati Martin Castrogiovanni e Sergio Parisse (della nazionale di rugby), che insieme ai medici-clown hanno promosso il progetto "Accoglienza famiglie", sostenuto da Mediafriens, per aiutare due ospedali pediatrici di Firenze e Massa, a garantire e mantenere l'accoglienza ai genitori che soggiornano accanto ai bambini ricoverati. 
Un pò meno piacevole, invece, Tiziano Ferro che alla prima entrata canta Non me lo so spiegare, suo successo...del 2004. 

Insomma, tutto molto già visto, già sentito, démodé, considerando che oggi come oggi le notizie volano, cambiano alla velocità della luce, ciò che era nuovo ieri sera, stamattina è già  vecchio e ritrito. Persino gli arredi della sala, tavolini e abat-jour, sembrano appartenere ad un'epoca che non è più la nostra.
Pertanto, uno spettacolo che riporta un comico come Panariello in prima serata su Canale 5...che per certi aspetti sembra voler imitare o comunque ricordare Il più grande spettacolo dopo il weekend di Fiorello su Rai1, non riuscendoci. Panariello, infatti, ha fatto il 27,29% di share, contro la Certosa di Parma su Rai1 che ne fa il 20, 27% (dati presi da QUI), mentre la prima puntata di Fiorello aveva raggiunto ben il 39,2%  (vedi Fiorello rispolvera il varietà alla vecchia maniera). 
Risultato finale, quindi: noia e nostalgia per il Bagaglino (come si legge su Twitter).  

giovedì 9 febbraio 2012

Il Times e l'appello "salva i ciclisti"

Negli ultimi anni, molti comuni italiani hanno avanzato proposte,  realizzato progetti e opere di pedonalizzazione delle città, per combattere gli elevati tassi di inquinamento registrati, incentivando l'utilizzo di mezzi alternativi ed ecologici, ma anche e soprattutto la sana e pratica bicicletta
Ma la vita del "cittadino ciclista" non è sempre facile, pratica e sicura. Anzi. Come dimostra la campagna "Cities fit for cycling", creata dal quotidiano inglese Times, sono numerosi gli incidenti che possono anche arrivare a provocare la morte dei ciclisti coinvolti. 


Un'iniziativa inglese, ma che rispecchia una realtà anche italiana e non solo. 
I dati parlano chiaro, come si legge su un articolo di Repubblica.it (QUI): in Inghilterra, negli ultimi 10 anni, sono rimasti uccisi 1.257 ciclisti; in Italia, 2.556. 
Infatti, la petizione ha ottenuto molte adesioni, è stata condivisa dai media inglesi, sui social network (QUI la pagina creata su Facebook; #salvaiciclisti e #cyclesafe sono invece gli hashtag di Twitter) e anche da numerosi blog e siti italiani. 
L'obiettivo è far arrivare la voce alle orecchie dei governi e delle autorità, affinché vengano prese misure di sicurezza per arginare questi dati allarmanti. Il manifesto proposto dal Times ne prevede già ben 8: 


1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la scolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote. 

2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati , ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

3. Dovrà essere condotto un'indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
4. Il 2% del budget dell'ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays

8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme. 


Tra queste otto proposte, non tutte forse sono adeguate e realizzabili allo stesso modo in realtà differenti come quella inglese e quella italiana. Ma la situazione è molto grave in entrambi i paesi e necessita di essere risolta il più presto possibile, con ogni mezzo a disposizione. Diffondere e far conoscere la campagna "Cities fit for cycling" può essere un primo passo. 

QUI il collegamento diretto alla petizione. 

mercoledì 18 gennaio 2012

"Conosci i miei?" No, allora "Ti presento i miei"

Tutto è iniziato all'incirca a inizio Gennaio quando sono comparsi i primi cartelloni pubblicitari, a Roma e in altre città italiane, che hanno scatenato numerose polemiche sul web, e non solo.



Cartelloni caratterizzati da uno stile simile a quello della chat (fumetto), privi di simboli del Partito Democratico, al posto del quale compare invece l'icona del social network Facebook, hanno creato curiosità e incomprensione tra coloro che vi ci sono imbattuti. Ma, sopratutto, nessuno sapeva a chi o cosa associarli, nessuno riusciva a capire di chi fosse tale campagna pubblicitaria. I tentativi che andavano per la maggiore, la attribuivano a Facebook, ma senza comprendere il motivo per cui il social network più conosciuto e frequentato avesse bisogno di utilizzare l'affissione di cartelloni di questo tipo. 

Il pay off però, era l'unico indizio che poteva aiutare coloro che capitavano davanti a questi manifesti:  "Cercalo su Facebook" con l'indirizzo di una precisa pagina sul social network: la pagina Conosci i miei? 
Solo visitando questa pagina, infatti, il pubblico incuriosito, poteva scoprire una pagina dedicata a questa iniziativa, realizzata per la campagna di tesseramento 2012 del PD...
Scoperto ciò, lo sgomento e le critiche si sono centuplicate.
Anche il comico Maurizio Crozza ne ha parlato, ieri sera, nella sua copertina a Ballarò (vedi dal min. 7.10): 


Ma andando a visitare la pagina Facebook dell'iniziativa, si può notare che l'immagine profilo è stata poi cambiata e sono state inserite immagini nuove. 
Ci sono stati degli sviluppi nella campagna per il tesseramento. Visto che molti si chiedevano chi fossero Faruk, Eva, Fabrizio, Serena e Luciano e nessuno li conosceva, il PD ha deciso di presentarli. Ha cambiato lo slogan, "Ti presento i miei", e realizzato nuovi manifesti (li trovi tutti QUI). 




         
   
Qui indubbiamente il mittente della comunicazione viene palesato: è il PD che ci parla, che ha realizzato questa campagna...per? Bè l'obiettivo è proprio scritto "nero su giallo": "Tesseramento 2012. Iscriviti anche tu". Un messaggio chiaro, ai futuri tesserati del partito, anche se segregato in un piccolo rettangolino in basso a destra, nel cartellone. Il resto è dedicato a descriverci coloro che rappresentano "l'Italia di domani": Eva, Serena, Raffaella, Carlo ecc... 
Lo stile con cui il PD ci parla di questi tesserati (immagino siano tali) mi ricorda molto lo stile della campagna tanto criticata dell'azienda d'abbigliamento Fracomina (vedi "Woman Evolution": così Fracomina combatte gli stereotipi e Lo "spot delle indignate" firmato Fracomina ma censurato dalla Rai), ossia elencare alcune loro caratteristiche e aspetti della loro vita. Giusta tecnica per attirare l'attenzione.
Ma una volta letto tutto il cartellone, la prima domanda che a me sorge è: "ma se ci sono già Eva, Serena, Faruk & co., con tutte le caratteristiche per fare l'Italia di domani, che bisogno c'è di me (inteso come ideale futura tesserata)?"

Quindi, la prima versione della campagna di tesseramento era misteriosa, ma proprio per questo forse destava curiosità, seppur rischiando di creare confusione o depistare. Questa, invece, se non fosse per lo slogan che incuriosisce ricordando il comico film con Robert De Niro e Ben Stiller (vedi QUI), è una campagna che rischia di non colpire l'attenzione, di lasciare indifferenti. Di male, in peggio quindi.

Come se non bastasse, questo è il video in cui il Segretario Bersani presenta proprio la campagna "Ti presento i miei", con il suo volto perennemente cupo e la sua completa mancanza di verve...

martedì 10 gennaio 2012

Da Fazio il premier Monti fa politica "meditata". Ma cosa arriva agli italiani?

Stamattina, su Corriere.it, è stato pubblicato un articolo di Aldo Grasso (vedi "Il premier "strano" ha spezzato l'identità totale tra politica e tv") sullo stile di comunicazione che ha caratterizzato il Presidente del Consiglio Mario Monti, durante l'intervista di Domenica a Che Tempo che fa.
Il giornalista inizia sottolineando il fatto che su Twitter sono, fin da subito, comparse accuse al Premier di mancanza di verve. "Come se la verve fosse la qualità prima per tirarci fuori dalle secche, come se la verve fosse una polverina magica che ci aiuta a passare dalla tragedia al malessere...", scrive Grasso.
Continua, poi, elencando le altre accuse che sono state mosse, come l'utilizzo di un linguaggio prettamente accademico, "soporifero", con "battute che capiscono solo in pochi, gesuitico", ed evasivo
Il giornalista, criticando tali accuse, definisce le risposte di Monti "meditate non mediatiche", come lui stesso ha fatto intendere in puntata con la frase "La politica seria impone risposte più meditate". Grasso sottolinea infine che, comunque, il tanto criticato Monti "è un così cattivo comunicatore che, senza verve, è partito con cinque milioni di pubblico ed è arrivato, a fine intervista, a circa otto".

Bè, in parte condivido l'opinione di Aldo Grasso, perchè non ci vuole solo verve per saper comunicare e soprattutto non era tra gli obiettivi di Monti fare "infotainment", come dice poi sempre nell'articolo anche il giornalista. (A proposito degli obiettivi dell'intervista del Premier, vedi il post di Giovanna Cosenza, "Lo "stile Monti" fa centro da Fazio, ma non ricorda il meglio della prima Repubblica?").

Mario Monti è a capo di un governo tecnico, che si vuole distinguere e si sta distinguendo per molti aspetti dai governi precedenti e lo fa anche a livello televisivo. In passato era venuta a crearsi un' "identità totale tra tv e politica", come la definisce Aldo Grasso, che indubbiamente il Premier attuale ha "spezzato". Infatti, si legge sempre sull'articolo del Corriere.it, "Lui è il luminare chiamato al capezzale del moribondo cui si chiede competenza, chiarezza, determinazione, non altro". "Monti parla di cose concrete (...), di consapevolezze..."

Tutto questo è sacrosanta verità e, a mio avviso, frutto di corrette scelte politiche da parte del Premier. Ma ciò che mi ha dato motivo di ritenermi delusa dopo l'intervista fatta nel programma di Fabio Fazio, è che, in quanto prima volta in diretta tv, gli italiani forse si aspettavano un Presidente capace di rassicurarli, di spiegare loro con parole semplici le decisioni prese e future.
Invece, quello sullo schermo era un uomo freddo, un professore universitario venuto a fare una lezione sull'andamento della situazione italiana, lasciatosi andare a poche e criptiche battute, rigido e distaccato. Forse Monti è proprio fatto così, forse non era volontariamente impostato e personalmente non rimpiango in alcun modo lo stile eccessivamente opposto, più comico che serio, del precedente Premier Silvio Berlusconi. Ma mi aspettavo uno stile di comunicazione più aperto, meno cadenzato da pause studiate e meditate. In questo senso, con più verve.

Ritengo anche che il suo stile di comunicazione non sia da valutare in base ai dati di share, perchè la sua prima intervista in diretta tv è stata seguita da otto milioni di telespettatori, non tanto per le sue capacità comunicative, ma perchè gli italiani erano giustamente curiosi di sapere cosa il loro Premier avesse da dire, volevano finalmente sentire dalla sua bocca "che ne sarà di loro". E, a mio modesto parere, proprio questo è stato espresso in maniera "troppo accademica e poco pubblica".

martedì 3 gennaio 2012

Lo "spot delle indignate" firmato Fracomina ma censurato dalla Rai

Mi ero già occupata, qualche mese fa, di una campagna pubblicitaria dell'azienda Facomina, che aveva destato non poche critiche, ma che a mio avviso non era poi così sbagliata (vedi "Woman Evolution": così Fracomina combatte gli stereotipi).

A quanto pare, però, anche l'ultima scelta pubblicitaria che l'azienda ha fatto ha destato numerose critiche. Si tratta della realizzazione di uno "spot delle indignate" che sarebbe dovuto andare in onda, sulle reti Rai e Mediaset, durante il break pubblicitario del discorso di fine anno del Presidente Giorgio Napolitano. 
Uno spot nel quale quattro testimonial "dialogano" con il Presidente della Repubblica, per esprimere la loro indignazione per l'attuale situazione lavorativa dell'Italia e per protestare contro la scarsa meritocrazia della società odierna.

Uno spot "etico e politico", come si legge in un articolo pubblicato su Fanpage.it ("Quattro donne indignate ostacoleranno il discorso di Giorgio Napolitano"), nel quale quattro donne, affermatesi in Italia senza scendere a compromessi ma combattendo con le proprie forze contro numerosi pregiudizi, riflettono e lanciano provocazioni sui temi del lavoro e delle pari opportunità, prendendo anche spunti dalla Costituzione italiana.

La versione integrale dello spot (puoi vederla sulla pagina Facebook di Fracomina) inizia riportando l'Articolo 1 della nostra Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul LAVORO"

Le protagoniste sono: 
Gabriella, fotografa

Barbara, designer di gioielli

Emira, studentessa

Giuliana, ballerina
Lo spot poi si conclude con la frase: "donne forti. per COSTITUZIONE".

La Rai ha però deciso di censurarlo, facendo appello ad una sentenza che vieta l'utilizzo di simboli nazionali, quale la nostra Costituzione, per fini commerciali. 
Un provvedimento che può risultare eccessivo, come si nota leggendo i commenti di disappunto pubblicati da molte lettrici sulla pagina Facebook dell'azienda.

A mio avviso, la scelta di utlizzare quattro testimonial per protestare contro un clima nazionale legato anche a determinate scelte politiche non è da criticare, in quanto anche la pubblicità può essere un utile strumento di critica e protesta. A maggior ragione, considerando che tale scelta pubblicitaria è in linea con la campagna "Woman Evolution" alla quale appartiene, dove erano già state fatte scelte provocatorie e di protesta contro gli stereotipi e la strumentalizzazione della donna da parte della poltica e non solo...(vedi "Woman Evolution": così Fracomina combatte gli stereotipi).

Allo stesso tempo, penso che la decisione della Rai non sia criticabile, soprattutto se fa appello ad una sentenza esistente, anche se non comprendo pienamente come possa ledere l'utilizzo corretto di un articolo noto e fondamentale come l'Articolo 1 della Costituzione italiana...
Ritengo, però, non del tutto appropriata la scelta di trasmettere lo spot durante un momento istituzionale ed importante, quale il discorso del Presidente della Repubblica agli italiani. Scelta dell'azienda che rischia di essere letta come tentativo di mostrare il proprio marchio e ottenere la massima visibilità, oscurando invece il reale messaggio e obiettivo dello spot. 
A mio avviso, avrebbe avuto più successo e, forse, non sarebbe stato censurato, se lo spot fosse stato mandato in onda nei giorni successivi. La protesta e il messaggio si sarebbero capiti e apprezzati ugualmente, se non meglio.


lunedì 19 dicembre 2011

Materassi Pirelli: una già nota "naturale perfezione"

Sfogliando la rivista mensile CA (Casamica), allegato del Corriere della Sera del 26 Novembre 2011, ad attirare particolarmente la mia attenzione è stata questa pagina pubblicitaria:

E' la pubblicità dei materassi Pirelli, che punta sulla perfezione del riposo che essi possono garantire al consumatore...perfetto come la natura.

Un messaggio interessante, se non fosse che la prima cosa che lo sguardo del lettore incontra è il corpo nudo di una donna, voltata di spalle. Ecco il simbolo della naturale perfezione, ecco con cosa i pubblicitari Pirelli hanno pensato di paragonare la perfezione del riposo che i loro materassi possono garantire.
Infatti, il mio primo pensiero è stato: Allora i pubblicitari di oggi sono fissati? Non hanno fantasia? Sanno usare solo il corpo delle donne per trasmettere i loro messaggi? Per di più, una pubblicità di questo tipo, in una rivista prevalentemente femminile come Casamica...mi ha lasciato ancor più perplessa.

Facendo qualche ricerca sul web, poi, ho scoperto che l'associazione culturale DonneInQuota, ad Aprile 2011 aveva mandato una segnalazione allo IAP, perchè erano state realizzate anche affissioni di questa pubblicità.
Fortunatamente a me non è mai capitato di imbattermi in questa versione della pubblicità ma, come si legge sul sito dell'associazione, lo IAP rispose (riporto solo alcuni passaggi):

"... il Comitato di Controllo ha ritenuto opportuno sollecitare, una riflessione critica da parte dell’inserzionista proprio riguardo alle modalità comunicazionali adottate."

"La società inserzionista (...) non ha escluso la fondatezza dell’opinione del Comitato di Controllo secondo cui la campagna sia poco adatta ad un utilizzo per affissioni. Il mezzo infatti impone la visione del messaggio indistintamente a chiunque, potendo essere recepito anche dai bambini."

"Ciò considerato, la società inserzionista (...) ha manifestato il proprio impegno a non utilizzare in futuro questo soggetto creativo, dato che allo stato la campagna è cessata, nelle affissioni."

Corretta decisione. Ma, a mio avviso, sarebbe ancor più giusto non utilizzare proprio più questa pubblicità, studiarne un'altra (con altri esempi di perfezione naturale) anche per un mezzo come la rivista CA, che non ne impone la visione a chiunque ma ad un pubblico prettamente femminile, che difficilmente la gradisce.

Post pubblicato anche su Fanpage (QUI